Un A…More di Crostata

Attorno al cibo, ai suoi odori e le sue forme, attecchiscono lentamente tutti i nostri ricordi, tutte quelle esperienze che ci portano ad essere ciò che poi diventiamo.

Della mia infanzia io ho un unico ricordo legato alla crostata. Eppure mia madre la preparava regolarmente. Ricordo in modo nitido come dal nulla (almeno a me sembrava così) pezzi di pasta informe assumevano, a un certo punto, sotto le sue dita la rotondità tipica delle strisce che poi avrebbero disegnato un reticolo perfetto sopra quella distesa vellutata di marmellata. Il profumo pungente della buccia di limone appena grattugiata nell’impasto solleticava le mie narici di bimba curiosa e lo ritrovavo puntualmente al primo assaggio dato a quella fetta che mi spettava di diritto! Sì, perché il limone era ovunque: nell’impasto e nella marmellata. Tutto ciò che è a base di frutta e zucchero a casa mia è sempre stato chiamato in modo generico marmellata. La distinzione tra marmellata e confettura è arrivata dopo per me, quando ho cominciato a mettere i puntini sulle “i” anche sul cibo. Solo per far sapere a mia madre che ne sapevo più di lei e affrancarmi dalla sua perfezione in cucina, e non solo.

La sera del 23 novembre del 1980 io avevo 6 anni. Era domenica. Mia madre aveva infornato quella crostata che avrebbe accompagnato la merenda del giorno dopo. Un goloso ripieno di marmellata scura. Forse ciliegie. Eravamo in cucina io e lei, mentre mio padre in salotto guardava la partita e mia sorella più grande con lui. C’erano anche i miei nonni con noi in casa in quel periodo. Per una volta io non ero sotto il tavolo a giocare con i miei pupazzi, forse proprio per non dare fastidio a mia madre intenta nella preparazione del dolce. Disegnavo sul vetro della porta finestra che dà sul balcone della cucina e tentavo di fare disperatamente un cerchio perfetto col mio dito indice, tondo come quella crostata che stava cuocendo e il cui profumo intanto si propagava per la stanza.

E’ stato un attimo: io che cerco di fare il cerchio ed è tutto a zig-zag, il sordo boato del terremoto che diventa sempre più forte e frastornante, le urla della gente e mio padre che mi tira su come un sacco di patate e corre giù per le scale. Io sotto un braccio e mia sorella dall’altro. Non ho mai pensato che le scale del mio condominio fossero così lunghe e interminabili. Il mio ricordo successivo siamo noi giù per strada e mia madre che continua a dire in modo concitato: “ho lasciato il forno acceso Vito! Ho la crostata nel forno! Scoppia tutto” e mio padre che corre in volata al terzo piano a spegnere il forno e che scende. Quella sera, come molte altre dopo, abbiamo dormito insieme a decine di altre famiglie nell’edificio della mia vecchia scuola materna, scuola che solo qualche mese prima avevo lasciato per diventare una bambina più grande alle elementari.

Quando il giorno dopo molti sono rientrati tra le proprie mura domestiche a prendere vestiti, soldi, cibo, mio padre portò la crostata. Era un po’ più scura del solito, ma il profumo era quello. Buono. Io quel morso me lo ricordo ancora. Sapeva di limone.

CROSTATA DI MORE

1/2 dose di pasta frolla ricca

1 vasetto di confettura di more

PASTA FROLLA RICCA

Con questa dose si riescono a fare due crostate da 20-22 cm di diametro.

Ingredienti

500g di farina

300g di burro

200g di zucchero

1 cucchiaio di miele (se usiamo zucchero di canna non serve)

2 tuorli

1 uovo intero

1 pizzico di sale

aromi (vaniglia o limone)

Procedimento

Sul piano da lavoro porre la farina e fare la fontana, ossia creare un buco al centro dove mettere il burro, lo zucchero, il miele, i tuorli e l’uovo intero, un pizzico di sale, l’aroma scelto. Mescolare con una forchetta prima ciò che sta all’interno della fontana, fino ad ottenere un amalgama liscio.

A questo punto incorporare velocemente la farina con la punta delle dita facendo attenzione a non lavorare troppo il composto per evitare che “bruci” (ovvero che la pasta si surriscaldi e fuoriesca il burro). Farne un panetto, avvolgerlo nella pellicola e lasciar riposare in frigo fino al momento del suo utilizzo.

Accendere il forno e portarlo ad una temperatura di 200°-220°.

Usare 2/3 dell’impasto per stendere la base direttamente su un foglio di carta forno sagomato. Ritagliare un cerchio di diametro più grande della teglia (se la teglia ha diametro 20, cercare di ottenere un cerchio di diametro 22) e posizionarlo con tutta la carta forno all’interno dello stampo. Con l’aiuto di un cucchiaio versare all’interno la confettura e lisciarla.

Con la rimanente pasta frolla realizzare le strisce da apporre come finitura sulla crostata.

Infornare per 20-25 min. Quando la frolla sarà dorata la crostata è pronta.

Se riesce difficile realizzare le strisce ci si può sbizzarrire con le varie formine dei biscotti. La crostata sarà bellissima lo stesso!